Sempre insieme
Da Storiealcubo.
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C'era una volta una bambina che aveva paura del buio e dormiva con la luce accesa anche di giorno. Crescendo capiva che la sua paura non passava e che nel buio si nascondevano tante cose che non capiva e che non poteva controllare. Ma la sua fida lampada, sempre a portata di mano, l'aiutava a rischiarare gli angoli bui del suo cammino. Allora pensò al posto più luminoso che conoscesse e, alzando gli occhi al cielo, guardò il sole.
Pensò che più si fosse accostata al sole meno ombre avrebbe avuto intorno a lei. Così desiderò ardentemente di avvicinarsi il più possibile a quella sfera infuocata che illuminava, riscaldava e confortava i mortali.
I desideri dei bambini volano dritti in cielo e in men che non si dica la bimba divenne un aquila forte e maestosa, pronta a librarsi sicura fra le nubi, sfruttando le correnti per il suo folle volo verso il sole. Ma nel cielo non volano solo le aquile. Un drago scintillava colpito dal riflesso dei raggi luminosi proprio accanto a lei.
La bimba/aquila si sentì piccola e indifesa al suo cospetto ma non ne ebbe paura, anzi era attirata dal gioco dei riflessi di luce sulle sue squame. Così prese a volargli accanto, dimenticandosi per un momento del suo viaggio verso il sole.
Il drago le stava vicino ma non troppo, per non creare vortici d'aria che sicuramente l'avrebbero fatta precipitare. Cosi era lei che si avvicinava a lui, cercando di catturare il suo sguardo screziato di pagliuzze dorate. L'aquila guardò il gioco delle loro ombre riflesse sul terreno e vide la propria sagoma scura scomparire nella possente oscurità del drago.
Non ci sono più ombre pensò dunque è questo il senso ? Nascondere la propria oscurità in una più grande? Lo disse ad alta voce e il drago, sentendola, lanciò il sinuoso corpo in una possente virata , lasciandola da sola a proiettarsi sul terreno con l'esile profilo.
Eccoti di nuovo alle prese con il tuo fardello. Ma non vedi, sei tu che proietti la tua ombra! L'oscurità dalla quale fuggi è frutto della tua stessa esistenza. Più ti avvicini al sole più la tua ombra apparirà grande e sinistra sulla terra.
L'aquila guardò il drago tra le pagliuzze dorate dei suoi occhi.
Solo di notte vedrai scomparire l'oscurità che tanto temi - continuò il drago. Ma la notte è assenza di luce - ribatté l’aquila - mi sentirò persa senza la possibilità di vedere cosa accade accanto a me!.
La notte che temi è fatta per dormire, riposare e darti energia per il tuo volo. Se vorrai starmi accanto ti serviranno molte forze, le mie ali sono molto più grandi delle tue, ti stancheresti presto!
L’aquila guardava le pagliuzze dorate negli occhi del drago che somigliavano a tanti piccoli soli di galassie sconosciute. Improvvisamente sentì il peso delle sue notti di veglia e venir meno le ragioni del suo viaggio. Guardò il sole e nel fissarlo a lungo le lacrimarono gli occhi a tal punto da dover gettare gli occhi nel buio più profondo per calmare la sagoma luminosa che le invadeva la mente. Allora guardò ancora, intensamente, negli occhi nel drago e sentì improvvisamente dolere il cuore come trafitto da mille lame affilate, a tal punto da dover indietreggiare per non farsi più scrutare.
Adesso le loro sagome distanti, il drago innanzi e l’aquila poco distante, facevano da filtro alla luce del sole, molto più in alto di loro. Il drago scintillava tra le nubi rade mentre l’aquila si beava di quel calore che la confortava dal freddo della stanchezza che stava per sopraffarla.
Forse potrei appoggiarmi a lui - pensò l’aquila - ma guardando i suoi artigli affilati si rese subito conto che lo avrebbe ferito .
Forse potrei proporle di appoggiarsi a me - pensò il drago vedendola stremata, ma guardando le sue squame sdrucciole si rese subito conto che l’avrebbe fatta scivolare e poi precipitare.
L’aquila era sempre più distante, non riuscendo a tenere il passo del drago che avanzava veloce sorretto dalle gigantesche ali. Così si ritrovò sola nel cielo divenuto nuvolo, senza neanche più il tepore del sole a confortarla.
Decise di tornare a terra e prese a costruirsi un giaciglio per la notte su un’altura isolata. Pensò che quando le nubi fossero scomparse avrebbe ripreso a volare senza pericolo. La sagoma del drago vegliava su di lei dall’alto, muta e distante ma sempre a portata di sguardo. Così si sentì meno sola al calare della notte. Ripensò alle parole del drago - Solo di notte vedrai scomparire l'oscurità che tanto temi...
Sentiva opprimenti presenze intorno a se, lugubri suoni annunciare creature orrifiche e l’impotenza di fronte alla imprevedibilità degli eventi di quella notte. Intorno a se c’era solo il vuoto e il rumore del vento ma lei non poteva vederlo e la sua fantasia alimentava i fantasmi dell’immaginazione. Poi a notte fonda sentì su di se una nebbia fitta e densa che circondava completamente l’altura e il suo giaciglio: l’alito del drago. Si addormentò di un sonno profondo e senza sogni.
Al risveglio il sole rischiarava i riccioli dorati e le guance rosee, il viso illuminato da uno splendido sorriso di bimba. Il drago virò dolcemente e le si mise accanto.
Eccoti dunque, finalmente sei tornata. Ora puoi salirmi in groppa senza farmi male e senza scivolare. E si allontanarono volando insieme verso il sole.
Firma
--AfroditeAx 15:19, 12 nov 2010 (UTC)

