Stare bene con se stessi
Da Storiealcubo.
Sono riuscito a essere anche io alla festa di matrimonio del Giudice Cazzilla; non è stato difficile, dato che ha invitato tutti quelli presenti quella sera alla Taverna rossa quando ha annunciato il suo sposalizio.
Frequentavo quell’ambiente già da un po’, all’inizio per curiosità, poi sono rimasto per la giunonica Gianna, come era chiamata(o si faceva chiamare?).
Sono rimasto affascinato dalla domanda inespressa che si porta dentro, ignota anche a lei. Cerco la sua compagnia, ma non in quel senso, so già che non è lì la risposta, me lo dicono i suoi occhi quando si esibisce procace sui tavoli.
Ho passato serate intere con la sua ex, Linda, e con la sua segretaria, Silvia.
Non ne ho tratto molto, anche se l’esperienza con Linda mi ha dato una interessante direzione di ricerca.
Ed eccomi qua, in un hotel alle Canarie mentre mi ubriaco assieme a tutti gli invitati, la scelta dei quali avrebbe fatto inorridire qualunque benpensante: c’erano gli amici di Mario Treppuzzi(non esattamente in cima alla lista degli invitati di un qualunque evento “normale”), c’erano gli avventori abituali della Taverna rossa(tra cui Astutillo Gebbia, che mi aveva introdotto lì dopo averlo incontrato in carcere, residuo di un brutto Hangover per tutti e due). Con un Angelo Azzurro in mano osservavo Gianna sventolare le sue grazie a una platea adorante, chissà chi di loro sarebbe finito nel suo letto.
Era un adorabile pelatino, di quelli indifesi che ti fanno tenerezza solo a guardarli. Li vidi entrare in camera, la mia era proprio accanto alla loro. Durante la notte il troppo alcool mi fece l’effetto di un cuneo incandescente tra la nuca e le orecchie, e nella mia insonnia insofferente sentii rumori e voci provenire dalla camera accanto, una discussione animata e una porta sbattuta. Verso la mattina decisi che ne avevo abbastanza di contorcermi nel tentativo di riposare, mi feci una lunga doccia e scesi a fare colazione assieme agli altri.
Quello che mi trovai davanti aveva dell’incredibile: Gianna era una persona completamente diversa, quasi come se fosse stata sostituita dalle fate, come in quella commedia di Shakespeare, Canto di una notte di mezz'estate, no, aspetta, era Sogno di una notte di mezz’estate! Vestita nel modo meno appariscente che le avessi mai visto indossare, era a tavola che conversava. Mi unii al suo gruppo, presi un cornetto e le guardai negli occhi. Non si apettava niente, ma non si era arresa. Fece una innocente battuta e io risi di gusto. Mi guardò e io risposi con un’altra battuta. Lei rise.
Forse cercherò la sua compagnia, forse riuscirò a farle capire cosa porta dentro, forse no. Forse fallirò, anzi, probabilmente sarà così. Ma la consapevolezza del fallimento non è un buon motivo per non tentare. Se Gianna lo accetterà, forse avremo un futuro.
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--Ukobach 16:20, 30 ago 2011 (UTC)

