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Svegliati!

Da Storiealcubo.


1. Del sogno e dell’irreale


“Svegliati, tesoro… sono le otto!”

Non avrei potuto scegliere una sveglia migliore della tua voce. Neanche se avessi scelto di amarti, invece di essere stato travolto, come uno scoglio investito dalla dolce furia del mare in tempesta… Mio Dio, passerei ogni giorno della mia vita a far finta di essere addormentato, sentire il tono della tua voce melodica che muta minuto dopo minuto, tic tac tic tac… minuto dopo minuto… ritardo su ritardo… le lenzuola appena sfiorano la mia pelle. Voluttuose volute di cotone stimolano i gangli nervosi che, come subacquei a fine apnea, spasmodicamente cercano di emergere a fior di pelle, conquistandosi l’ossigeno di quelle carezze.

“Uhm… un altro po’… oggi, non ho voglia di andare a lavoro!”

Ma tu non mi ascolti neanche mentre mi dici di alzarmi. Ti dirigi in cucina dove il caffè inizia a gorgogliare e a spandere la sua fragranza inconfondibile ed io parlo ancora più piano, sussurrando tra me e me, blaterando scuse infantili. No, dai, non farti pregare ancora! Scappiamo da questo mondo, prendiamoci un giorno per noi due, solo un altro giorno cosa vuoi che sia? Dovremo lavorare per altri quarant’anni, che differenza vuoi che faccia un altro giorno di ventiquattr’ore?!?! Starei ore intere qui a far finta di poltrire, altro che minuti… ma forse ciò che mi piace è proprio il gusto dell’effimero, del precario, dell’instabile. Dovrò alzarmi dal letto prima o poi e ciò rende questi momenti unici, li connota di un gusto che è piacere in purezza, senza ricatti, senza dietrologie, senza biglietti di ingresso… “venghino, siori, venghino entrate pure a vedere le meraviglie del mondo di Indra e Matteo!”… Adesso la tua mano si attarda un attimo in più sulla mia spalla, è piacevolmente fresca e morbida, riesco a contare tutte le falangi che insistono su di me, massaggiandomi come piccoli rulli: ecco, adesso non posso più trattenere una smorfia di godimento mentre mi rivolgo con uno sguardo languido ed anodino, perfettamente atarassico… una laurea in filosofia buttata nel cesso, me lo ripeti sempre, ma vuoi mettere il pragmatismo di un lavoro in banca con una sede giusto sotto casa?

“Amore, farai tardi… lo sai che non ti perdonano niente. Ed anche a ragione, direi! Che diamine, abiti nello stesso palazzo della banca. Io mi incazzerei come una iena, fossi il tuo direttore!”

Oh, sì! Sei già leggermente incazzata mentre provi ad allontanarti dal letto, ma io riesco ugualmente all’ultimo istante, con un balzo da coccodrillo in caccia, ad afferrarti il tuo tenero braccio da antilope indifesa, riesco quindi a portarti accanto a me ed a violare quasi per intero lo spazio che ci divide, che ora è diventato una leggera brezza creata dal tuo corpo che si sposta e si avvicina, si avvicina,mi sfiora ed infine mi bacia. Lungamente. Buongiorno, amore mio adesso mi riuscirà davvero arduo il doverti lasciare, il separarci per andare al lavoro!

- “Sai, pensavo che potremmo prenderci un giorno di ferie. Oggi non ho proprio voglia, sul serio! Hai visto che bella giornata? Dai, saltiamo in macchina e ce ne andiamo al mare, ci facciamo una passeggiata sulla battigia, tu parli parli parli ed io ti ascolto ti ascolto ti ascolto… la tua voce è il miele balsamico e coadiuvante per la tosse della mia anima”. - “Ma quale giorno di ferie! Alzati piuttosto che è tardissimo! Se non per te lo è per me: venti minuti fa avrei già dovuto essere in agenzia! Marta stavolta mi scuoia… Su, dai amore – ecco che adesso utilizzerai la tua arma migliore: finta arrendevolezza! – non farti pregare più, il caffè è già pronto da un pezzo – bacino di riconciliazione, lo adoro – e poi nel pomeriggio faremo una magnifica passeggiata in riva ai negozi del centro laddove io compro compro compro e tu paghi paghi paghi…”

Ma sì, mi alzo, mi arrendo, hai vinto anche stamattina. Ogni giorno per altro con un’arma diversa; oggi tocca all’ironia… bella la storia di te che compri compri compri ed io che pago pago pago in contrapposizione alla mia proposta che prevedeva un più innocuo o se preferisci meno cruento alternarsi di parlare ed ascoltare. Ascoltare non si usa più. Come dici sempre tu: ‘ascoltare è più trash dei jeans a zampa!’, ragione per cui ai tuoi occhi apparirò grosso modo come una sorta di Jimi Hendrix che non sa suonare la chitarra... Basta congetturare, oramai è palese ad entrambi che hai vinto! Mi arrendo mio dolce carnefice… ma guardami negli occhi mentre depongo le armi!



2. Del reale e dell’incubo

Mi arrendo, mi arrendo… ma, cosa… Santo cielo! È successo ancora! Sai Indra ho rifatto un sogno bellissimo: ho sognato di sognarti! Per la verità ho sognato di sognare entrambi, ci pensi? Quando la mattina mi attardavo un po’ più del dovuto a letto e tu andavi su tutte le furie. Ma lentamente, scandendo la tua strategia di sveglia, passando dai sussurri alle trombe di guerra! Una strana alchimia, la tua, che mi procurava una gioia immensa e che forse un po’ troppo presto ho confuso con la felicità. La felicità non è di questo mondo evidentemente, l’ironia sì invece, specie quella beffarda, visto che il destino crudelmente ha fatto in modo che adesso ci scambiassimo i ruoli e fossi io a chiederti di svegliarti, senza esito purtroppo. Certo che ne ho viste di persone cocciute, ma poche come te! Se non vuoi farlo per me, fallo per Marta: ti aspetta da tre mesi in agenzia, quando ti ripresenterai da lei ti beccherai un cazziatone epocale! No, non sto piangendo, che dici… è che fa un caldo qui dentro, non trovi? Ed infatti vedi? Anche tu stai sudando! Adesso ti sistemo il cuscino e ti asciugo la nuca e non appena passa l’infermiera le chiedo di abbassare un po’ la temperatura del calorifero.

- “Buona sera Matteo! Come va?”

- “Oh, salve Dora. Buona sera! Parlavo giusto di lei ad Indra! Le spiacerebbe abbassare un po’ la temperatura qui dentro? È tutta sudata!

- “Oh, sì certo! Stamattina ho aperto le tende durante la nevicata e così ho preferito alzare la temperatura della stanza per evitare che gelassero le vetrate. Sa Matteo, ho come la sensazione che le piaccia la neve! Il suo volto mi sembra più sereno e rilassato davanti ai fiocchi che scendono giù senza far alcun rumore. A volte, penso che siano così silenziosi per non disturbare il suo sonno!”

- “Già. Soltanto che… quanto vorrei che si svegliasse! Che mi toccasse la mano, che mi dicesse di nuovo che sono in ritardo e… mi perdoni lo sfogo, Dora, ma purtroppo non riesco ancora ad accettare tutto questo. È assurdo, non riesco a vedere nessun disegno umano o divino che possa giustificarlo. Eravamo felici tutto qua e non riesco a spiegarmi a chi possa arrecare disturbo una piccola isola di felicità in un oceano di dolore grande quanto il mondo!”

Qualcuno deve esserne stato disturbato, amore mio, altrimenti non posso spiegarmi come possa essere accaduto e ancor meno posso accettarlo! Adesso chiamalo Dio, Demonio o Caos, Destino… dagli il nome che più ti pare, ma qualcuno di loro non ha voluto che tutto ciò che eravamo continuasse ad esistere. Forse dovrei essere più pratico e raffigurare tutto ciò con qualcosa di reale come eccesso di droghe, di alcool, di velocità e di idiozia, che altro poi non è il mix che hanno usato i soggetti di cui sopra per confezionare il cocktail da servire a chi ti ha ridotto in questo stato, nonostante le campagne martellanti sui media, nonostante fosse pieno giorno, in pieno centro città… Infame delinquente, voglio vederlo soffrire come sto soffrendo io adesso! Ma so anche che tu non vorresti questo ed in effetti ha ragione Dora sembri così serena, così irreale nella tua aurea e celestiale pace che sembri non serbare nessun rancore per quell’individuo. Io non ci riesco, non ancora e probabilmente mai ci riuscirò. Voglio vederlo morto dopo atroci sofferenze come quelle che ha causato a noi, questa è l’unica forma di giustizia che riesco a concepire in questo momento: la più alta forma, sebbene limitata in quanto debole e caduca come tutte le cose dell’uomo, di occhio per occhio e dente per dente che per anni, per secoli è stata anche la legge del Dio che ha voluto tutto questo. D’accordo, basta piangere per oggi… Sei ancora bellissima, nonostante tutto quello che hai dovuto passare dopo l’incidente! Sei ancora la ragione che mi spinge fuori dal letto la mattina e mi ci ricaccia dentro la sera, quella ragione che un’altra legge dell’uomo (ahimé, caduca anch’essa) chiama Speranza! Finché riuscirò a stringere la tua mano, così, e portarla sul mio viso e sentire quanto sia calda e morbida, la speranza non mi abbandonerà! Non mi abbandonerà! Perché fra l’altro sei ancora in debito con me, ricordi? Mi devi una giornata al mare! Buonanotte, amore, svegliati!


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--Lo Scellerato Grenouille 08:39, 25 nov 2009 (UTC)


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