Taverna rossa
Da Storiealcubo.
Mi chiamo lo zio Carmelo, sono proprietario di una birreria giù al porto, si chiama “Taverna rossa”. É stata prima di mio nonno, poi di mio padre e ora la gestisco io; mi ci sono affezionato, ma non tanto, come penserete voi, per motivi di indissolubile legame familiare, piuttosto perché ho scoperto di avere un devoto interesse, quasi maniacale per i rapporti sociali ed interculturali del tessuto urbano.... bé insomma, adoro farmi i cazzi degli altri. Madre natura per questo mi ha donato un'incredibile udito, capace di ascoltare decine di conversazioni in una stanza affollata e una capacità di discernerli e ricordarli tutti. Quale migliore luogo per ascoltare e raccogliere nel mio distorto, ma enorme, database cerebrale, i particolari più spinti e segreti, se non, una birreria? Dopo qualche bicchiere cade la maschera della privacy e si scoperchia il vaso di pandora della chiacchiera.
Devo dire che, con quello che so sui clienti del mio locale, potrei far impallidire qualsivoglia prete o detective privato. Conoscere tanto su di loro, mi da un certo senso di potere, una sensazione sublime, quasi carnale....come un serial killer che guarda soddisfatto il suo lavoro, ma...comunque.. non sono un tipo tanto insensibile.
Tante sono le storie che mi hanno spaventato, reso triste, felice a volte anche annoiato, alcune sono intrecciate tra loro e la cosa più eccitante è che spesso l'unico a saperlo sono io.
Fate attenzione:
Qualche anno fa avevo un bellissimo pianoforte a coda, qui nel locale, che un ragazzo, di nome Vito veniva a suonare per qualche spicciolo. Era un ragazzo timido e per vincere questa sua timidezza tendeva a bere sconsideratamente fino a perdere un tantino il controllo, ma era innocuo... Talvolta diceva di sentirsi come un certo “Sam di casablanca”, tanto da mettersi a urlare con voce impastata: “Sam ringrazia” alla fine del pezzo musicale.
Una vera frana con le donne, quando non era troppo ubriaco riusciva a rimorchiare bionde tatuate, rosse guerce, camioniste con i baffi e fragili cameriere che con un pugno avrebbero steso uno scaricatore di porto.
Un giorno però, dopo essersi preparato come faceva abitualmente, si tracannò un cocktail a basso impatto ambientale, e tutto ad un tratto si trasformò, cominciando a suonare come mai l'avevo sentito, scherzando con i clienti e ammiccando con tutte le ragazze. Sembrava quasi in uno stato di grazia.
Era successo così improvvisamente che credetti fosse stato il cocktail e non il destino, il motivo di tale cambiamento. Sembrava qualcosa di magico, di strano, morivo dalla voglia di saperne di più. Avrei voluto avvicinarlo, ma alla fine del concerto, con una certa spavalderia si sedette subito al tavolo di due ragazze, belle da togliere il fiato: una era di statura minuta e fragile, capelli rossi, pelle chiara e grandi occhi azzurri circondati da lentiggini. Deliziosamente taciturna ma complice. L'altra era tutt’altra cosa. Una donna giunonica con la sua quarta misura abbondante di reggiseno. Lunghi capelli ricci nerissimi sulle spalle. Il suo sguardo turbava, risvegliava i più ignobili e sconci pensieri.
I discorsi dei tre erano per lo più incentrati in una sorta di gioco delle parti nel rituale dell'accoppiamento, dove l'uomo si pavoneggia davanti alla donna cercando gli argomenti per interessarla e sedurla. Perciò, niente di veramente piccante... La cosa interessante era invece il fatto che fossero due e Vito quella sera riusciva, quasi con uno sdoppiamento di personalità a tenere entrambe incollate alle sue labbra.
Rimasero a chiacchierare tra loro per tutta la sera fino alla chiusura quando, esausto, dovetti cacciarli fuori. Ero spasmodicamente curioso di sapere come avesse potuto cambiare personalità con un cocktail, ma convinto di rivederlo l'indomani mi convinsi a lasciarlo andare alla sua notte di follie, consapevole che, sapendo aspettare, le informazioni si sarebbero moltiplicate.
L'indomani Vito non venne, nemmeno il giorno successivo e quello dopo ancora, non diede una telefonata e il suo cellulare risultò fuori servizio, dal quel giorno, semplicemente sparì, lasciandomi quasi traumatizzato dal non sapere come fosse improvvisamente cambiato e come fosse andata quella notte. Mi sentii come smarrito, era la prima volta per me, dovevo sapere, mi sentivo in astinenza come un drogato di eroina, stavo quasi uscendo pazzo, mi sono quasi rivolto alla polizia per cercarlo ma non volevo metterlo nei guai e così risolsi per un investigatore privato. Nulla, semplicemente sparì. Dopo vari mesi di cura presso uno psichiatra, riuscii ad allontanare lo spettro di quella storia. Mi stava distruggendo la vita.
Esattamente un anno dopo Vito, semplicemente riapparì, entrando nel locale, sedendosi al bancone. Sembrava totalmente assente, gli occhi pieni di fumo, la barba di svariati giorni, i vestiti eleganti ma sporchi, insomma un'aria da distrutto dalla vita. Parlava da solo, frasi sconnesse, con un gin in una mano e un nero sigaro cubano nell'altra. Provai a fargli delle domande ma non riuscii a strappargli nemmeno un'informazione, sembrava avesse il cervello completamente fritto.
Tutto ad un tratto, si mise in piedi e cominciò a declamare, quasi automaticamente:
“Anche io ho una storia da raccontare”
Superata la sorpresa, mi salì un'eccitazione da drogato appena prima della sua iniezione e bevvi la sua storia come fosse una dose, felice come un bambino.
“Qualche anno fa proprio in questo bar conobbi Silvia. Bionda. Aveva i capelli lunghi e mossi, come spighe di grano che oscillavano al vento, occhi turchesi, come il mare di Mondello, e un fisico mozzafiato. Aveva intorno a sé un’aura di luce e un sorriso che faceva sciogliere. Ci fu subito un'intesa tra noi che ci proiettò nella fase più bella dell'innamoramento. Di lì a poco le chiesi di sposarla, oramai convinto che fosse Lei la donna della mia vita. Nei primi tempi sembravamo innamoratissimi, passavamo ogni momento possibile insieme, condividendo tutto, bruciando in una passione che toglieva il fiato. Poi con il tempo, lei aveva cominciato a manifestare alcuni dubbi sul matrimonio, perché non si sentiva sicura. Alla fine riuscii a convincerla, anche se durante le nozze lei apparve triste, quasi a disagio. Qualche giorno dopo il matrimonio, mi confessò di essere andata a letto con il fotografo che aveva scattato le foto alla cerimonia, durante il suo addio al nubilato, ma per caso. Non ce la feci, divorziammo qualche giorno dopo.”
Dopo un anno, nessun contatto, non un'informazione, era lì e mi aveva appena raccontato, come un robot, una storia... Ero tuttavia stranamente insoddisfatto, come se avessi colto un particolare che però non avevo del tutto messo a fuoco. Qualcosa non quadrava...ripassai mentalmente la sequenza degli accadimenti: ok certamente Silvia, era stata qui... era passato qualche tempo ma la ricordavo bene, ma nessun accenno a ciò che avevo aspettato per tanto tempo, fino a impazzire, Linda e la giunonica Gianna sembravano scomparse.
Cos'hanno queste due storie in comune? Nulla, assolutamente nulla.
TGS Notiziario delle 20.00
La notte corre sui muri oggi a Palermo. Due donne sono state trovate uccise in un appartamento in via della magnolie. I nomi delle donne sono Linda Maniscalco, Gianna Pifferi. Una vicina di pianerottolo avrebbe trovato la porta aperta scoprendo i cadaveri. Gli schizzi di sangue erano dappertutto, le indagini della polizia indicherebbero un delitto a sfondo sessuale ma alcune indiscrezioni sul modus operandi dell'omicida collegherebbero questo duplice omicidio a quello irrisolto di due anni fa avvenuto poco distante da qui. La vittima si chiamava Silvia Provenzano. Per ora sembra che l'unico collegamento tra le vittime sia la loro avvenenza.”
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--Tonho 17:23, 30 ago 2011 (UTC)

