Trafitto da un raggio di nostalgia
Da Storiealcubo.
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Il piccolo teatro di provincia era gradevolmente semipieno mentre una gentile sonata di piano, riempiendo la penombra del teatro, accompagnava un canto sommesso, casualmente improvvisato da impercettibili bisbiglii.
Lo spettacolo stava per iniziare. Ognuno degli spettatori propose mentalmente l'inizio dell'opera. Daneel, spettatore del palco 12, fila II, chiuse gli occhi e si concentrò. Una melodia dolce ed antica, vecchia di migliaia di anni, emerse casualmente dai suoi ricordi ed affascinò tutta la platea. In una frazione di secondo tutti decisero che quella dovesse essere l’overture, e la musica iniziò. Con un preciso intercalare di ritmi ed armonie, la musica inizio a trasformarsi, grazie al contributo di improvvisazione e ai ricordi di tutta la platea.
Alla fine la musica raggiunse l'unanime sincronismo di intenti musicali, tutti avevano imparato a suonare insieme, ognuno dava il suo contributo e l'emozione crebbe, crebbe. All'improvviso, con un tempismo ed una sincronia soprannaturale, un galattico sussurro di morte dal centro dell’universo si accordò all'atto finale dell'opera, risucchiandone verso di sé le ultime note. L’opera era finita e Daneel ebbe una piccola prova dell'esattezza di una scienza millenaria.
Daneel pianse, le lacrime scorrevano copiose mentre, con un pensiero, lanciava il segnale di spegnimento del teatro mentale, una magnificenza artistica concepita da una razza che non esisteva più, l'unica e sola razza di quel universo morente, una razza a testimonianza della quale, ormai, restava soltanto lui.
La musica aveva svolto il suo compito, forse. Ora, spenta la simulazione teatrale, scomparse le simulazioni virtuali di spettatori che furono, Daneel restava in piedi, solo sulla faccia di un pianeta in disfacimento, senza né piante, né acqua, né atmosfera, trafitto da un raggio di cosmica nostalgia.
Mancavano ormai pochi minuti alla fine del tempo stesso, le particelle subatomiche rallentavano, la luce iniziava a mancare anche in quella zona periferica dell'universo. Prima di entrare nella sua tasca di custodia interdimensionale, Daneel si fermò un attimo ad osservare. Lo spettacolo era incredibile, svanito il tempo nulla era più costretto, legato. Tutto era lì e contemporaneamente.
Vedeva tutti gli esseri viventi, i pianeti, le costellazioni, se stesso, il futuro nuovo universo, ogni millimetro del creato era riempito dalla presenza della materia del passato e del futuro che, pacificamente, coesistevano. Ma Daneel doveva sbrigarsi, aveva una missione, e poco tempo.
Miliardi di Daneel dallo sguardo triste, si infilarono quasi contemporaneamente dentro il rifugio interdimensionale, proprio nel momento stesso in cui l'universo si richiudeva famelico intorno a lui per ricominciare, da lì a poco, una nuova vita. E fu il buio.
Quando Daneel si riattivò per il suo orologio interno era passato soltanto un nanosecondo. Un nanosecondo, nella tasca, equivaleva effettivamente, concluse, ad una decina di miliardi di anni, perchè, uscito dalla tasca, i suoi sensori ottici, oltre alla commovente bellezza del nuovo pianeta su cui si trovava, gli confermarono l'esattezza dell'ultima teoria cosmologica di una razza. Si trovava. infatti, proprio dove previsto.
La Musica del teatro virtuale, ultima scintilla di energia, proveniente dall'ultima batteria superstite all'entropia dilagante, la sua batteria, aveva viaggiato duramente ma inesorabilmente verso il centro dell'universo, risucchiata nel luogo dove la fisica prevedeva che andasse, ed il complesso messaggio di vita e di morte che conteneva si era fuso con il nucleo in formazione, nel miliardesimo di miliardesimo di nanosecondo esatto.
La Musica aveva contribuito, con la sua complessa miscela di oscillazioni, a definire le leggi fisiche del nuovo universo, a sterminare ferocemente dalla sfera delle possibilità l'esistenza di migliaia di razze, per decretarne quella di una soltanto: la razza umana.
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--gecchi 00:53, 12 nov 2010 (UTC)

