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Tutto e niente

Da Storiealcubo.


The media player is loading... Esco dall’ufficio alle 13.00 in punto, oggi ho preso 4 ore di permesso.

Almeno il 24 Dicembre avrò il diritto di tornare a casa senza trascinare le gambe per la stanchezza.

In ufficio è rimasta solo Gianna, la giunonica Gianna, la mia bella collega dalle forme più che generose.

L'ho salutata con un "Buon Natale, Gianna". Non mi ha neanche risposto. Povera Gianna, mi sa che lo passerà da sola il Natale.

Mi spiace, ma ora devo pensare al mio di Natale, quello con la mia splendida famiglia.

Prima di uscire ho controllato il conto in banca con internet, la tredicesima è arrivata.

Finalmente.

Come sempre è molto meno del mio abituale stipendio, chiamarla tredicesima è decisamente eccessivo, è più che altro una dodicesima e mezzo.

Bah, fare polemica non serve a nulla, sono soldi in più nel budget mensile. Potrei anche fare un bel weekend in quell’agriturismo umbro che era tanto piaciuto a mia moglie Silvia.

Mentre vado verso la macchina, squilla il telefono. E’ Silvia.

“Amore sei uscito?, Bene, sto cucinando la cena di stasera, per favore potresti prendere alcune cose che mi mancano?”

“Certo” rispondo “dimmi pure.”.

“No, no. Ne dimenticheresti sicuramente qualcuna, ti mando un sms con la lista.”.

Chiudo il telefono con un senso di inquietudine crescente, dopo un minuto il suono dell’sms.

Il primo.

Poi, il secondo.

Il terzo; al quarto l’inquietudine ha lasciato il posto ad angoscia e terrore.

Prendo il cellulare. Leggo e poi mi dirigo verso il supermercato.

Entro, addobbi ovunque, centinaia di persone si aggirano armati di carrelli. Sono tutti uomini!

Beh almeno non dovrò lottare con qualche vecchia megera alle casse.

Alle casse, però mi aspetta un’altra sorpresa. Prendendo i prodotti dagli scaffali mi ero accorto che i prezzi non erano i soliti, ma pagare 160 euro un carrello di spesa, cazzo, non me l’aspettavo proprio!

Esco maledicendo l’intera catena di supermercati, appena aperte le porte automatiche mi trovo davanti due signore magre con i vestiti più impersonali che abbia mai visto che mi chiedono un contributo in spesa per i poveri del quartiere.

Mi accingo a spiegare quanto sia di fretta ma mi sento tirare la piega dei pantaloni.

E’ un bambino vestito a festa, tutto sporco in viso con gli occhi più grandi che abbia mai visto, sono marrone scuro e con una lucina tremolante dentro.

L’icona perfetta di tutte le innocenze del mondo mi dice:”la prego signore, la mia mamma ed i miei fratellini hanno tanta fame.”. Apro la bocca, ma non esce nessun suono.

A testa bassa entro nuovamente nel supermarket per comprare un pò di pasta, pane e biscotti, alle casse ci metto pure un pacco di cioccolatini.

Esco e consegno il sacchetto alle due signore, che con un “Dio la benedica” demandano all’invisibile barbuto dei cieli pure un semplice “Grazie”.

Quando torno in macchina, comincio ad aver fame. Potrei prendere qualcosa dai sacchi della spesa, ma il pensiero che in tavola mancherà un panino guastando la perfetta simmetria della tavola preparata da Silvia mi fa desistere. Pazienza, mangerò a casa.

E di pazienza ne dovrò avere tanta, porco Giuda! Sono imbottigliato in un traffico incredibile.

Cerco di distrarmi guardando la gente sui marciapiedi. C’è una signora un pò anziana di quelle con i capelli color rame gonfi quanto una mongolfiera, occhialoni ed un paio di chili di gioielli distribuiti tra orecchie collo e dita delle mani.

Un paio di Babbi Natale sgomitano tra loro con i fogli della loro petizione da firmare oltre la doverosa scatola delle donazioni. Il Santa Clause più lento tira un calcio allo stivale del suo antagonista facendolo volare a terra, mentre lo sorpassa vedo chiaramente uno sputo partire dalla sua bocca verso la giubba di quello disteso a terra. L’altro da terra tira il sacco marrone dei doni tra le gambe di quello ancora in piedi che cade anche lui a faccia in terra.

Quando la vecchia signora arriva nelle vicinanze i due si stanno picchiando di santa ragione, sta per chiamare aiuto, ma viene presa per mano da un bambino vestito da elfo che con gli occhi dolci l’accompagna al banchetto delle donazioni dove ci sono due signorine da vestiti più impersonali che abbia mai visto. Ho come un deja-vu, il bambino vestito da elfo somiglia moltissimo al bimbo del supermercato.

Vengo distratto da due automobilisti vicino alla mia macchina che cominciano con insulti, poi uno scende armato di torrone, l’altro per nulla intimorito esce dalla macchina con un bastone ricurvo a strisce bianche e rosse pieno di caramelle. L’uomo col torrone ha la meglio e conclude lo scontro spezzando il torrone sulla fronte dello sconfitto.

Mentre va via sento dire “Buon Natale. Stronzo!”

Squilla il telefono. Silvia.

“Amore, tesoro, dolcezza, ” - dice - “si può sapere CHE CAZZO DI FINE HAI FATTO !!??”.

“Silvia, amore, sono imbottigliato nel traffico. Ma sto per venirne fuori. C’è un mare di gente che deve comprare gli ultimi regali...”.

“E’ vero” - risponde -” meno male che noi li abbiamo presi tutti prima.”

Sento un vortice formarsi nello stomaco e risucchiare ogni parte del mio cervello, la vista mi si annebbia, non riesco a respirare....

CAZZO IL REGALO DI SILVIA! DEVO PASSARE A RITIRARLO!!

Mi si riattivano i sensi, sento Silvia al telefono “Aurelio?, Aurelio! Ma mi stai a sentire!!”. Provo ad aprire bocca, ma non so proprio cosa dire e faccio l’unica cosa sensata. Spengo il cellulare.

Alla prima traversa inverto senso di marcia e punto verso la gioielleria del centro. Passo infiniti semafori, ad ognuno orde di facce sorridenti mi agitano scatole per la carità. A qualcuno do i soldi a qualcuno no, con un metodo assolutamente naturale. Così come l’invisibile barbuto dei cieli distribuisce la fortuna. A cazzo, totalmente a cazzo.

Arrivo alla gioielleria che è già buio.

Il posteggiatore si avvicina, mi chiede 5 euro, protesto, ma non ho tempo per discutere o per cercare un altro posto, apro il portafoglio e gli do i soldi. Dopo averli presi mi guarda, mi sorride e mi dice “Buon Natale. Stronzo.”

Entro di corsa, aspetto il mio turno, c’è una coda di soli uomini, per fortuna i rappresentanti del mio genere sono veloci, dicono quanto vogliono spendere e prendono la prima cosa che la sorridente moglie del gioielliere gli propone.

Finalmente il mio turno.

La moglie del gioielliere è in difficoltà quando le dico che devo ritirare un pacchetto, chiama il marito. Lui viene con faccia costernata e mi dice: ”Signor Aurelio Artuzzi! Mi dispiace, ma lei doveva passare alle 16.00 a ritirarlo, siamo quasi a chiusura, ormai pensavo non venisse più. Mi spiace ma l’ho venduto. “

La mia faccia, diventata color vinaccia deve averlo spaventato, cerca di calmarmi proponendomi altri oggetti, mi dice che mi farà uno sconto perchè ormai, purtroppo, sono rimaste le cose più care.

Mentre mi mostra gli oggetti vedo la moglie guardarmi con un misto di sdegno e compassione.

La stronza.

Esco dal negozio dopo aver speso più del doppio. La moglie mentre passava il bancomat mi faceva pure la ramanzina. “Eh dottor Artuzzi, non ci si riduce alla vigilia per comprare il regalo alla propria amata..”. La mia amata già, chissà quanto sarà incazzata.

Accendo il telefono, la chiamo.

“Ciao Aurelio, grazie tante, ho dovuto mandare uno dei ragazzi a comprarmi le cose più urgenti per cucinare, grazie. Grazie davvero.”.

“Silvia, tesoro, non ti arrabbiare, ho ritardato si, ma nel tuo interesse, credimi, stasera mi perdonerai” dico ammiccante, ma il suo silenzio non promette niente di buono.

“Senti c’è un problema” -mi dice -” verranno anche i Vizzini stasera, dovresti passare dall’ipermercato vicino casa per prendere un paio di regali in più.”

Noo. I Vizzini noooo. Che palle!

Vorrei protestare, ma tanto so che sarebbe inutile.

Quindi decido di rispondere sorridendo “Agli ordini mio imperatore!”.

Mi sforzo di recuperare il buon umore, in fondo è Natale.

Arrivo a casa alle 21.30, mi apre Alberto Vizzini con un crostino al salmone in mano.

“Ciao Aurelio, benvenuto a casa tua, ti vorrei aiutare con i pacchi ma ho le mani sporche. Silvia sta parecchio incazzata, dice di fare i pacchi per i regali che tu sai. Noi stiamo per mettere a tavola i primi, se fai in fretta magari mangiamo il secondo insieme.”

Simpatico Alberto Vizzini, simpatico davvero, come un fico d’india nelle mutande. Lo stramaledico col pensiero e mi chiudo nella stanza degli ospiti per impacchettare i regali.

Sento la faccia diventarmi di nuovo rossa. Quando faccio i conti a mente di quanto speso e realizzo che il weekend umbro è definitivamente compromesso, dei grossi goccioloni fanno capolino nei miei occhi.

Inghiotto, allargo le narici e respiro profondamente. Riesco a non piangere.

Mentre vado in salotto passo dalla stanza dei miei figli.

Stanno discutendo.

La figlia grande dice al piccolo: “Forza Mario, non piangere, ancora un pranzo e poi anche questo Natale sarà finito, dobbiamo avere pazienza.”

Mario singhiozzando le risponde che non ce la fa più a vedere la mamma arrabbiata, quegli antipatici dei Vizzini, papà triste e sconsolato...

Ofelia, la mia piccola filosofa, risponde.

“Si lo so Mario, non piace neanche a me. Lo sai qual’è il giorno che preferisco? Il 26, Santo Stefano, quando finalmente rimaniamo solo noi in casa e non dobbiamo andare da nessuna parte.

La mamma e papà mettono i cartoni per tutta la mattina mentre loro si scambiano le coccole nella stanza da letto.

E poi, che bello mangiare sulla tovaglia sporca i resti dei giorni precedenti, e soprattutto pranzare in pigiama, senza neanche lavarci!

E poi il film tutti insieme al pomeriggio...

Eh si, il bello del Natale è quando finisce. Quando tutti smettono di vivere l’ansia di apparire più buoni e più felici, e cominciano finalmente ad esserlo.

Resistiamo Mario, manca ancora poco alla fine del Natale. E poi, finalmente, torneremo ad essere felici come sempre.”.

Note
Musica:

Digidesigns (CC-BY-NC-SA)

  • Light bells part 1
  • Arabic mode bells
  • In memoriam Gabriel

Firma

--Pigi 16:45, 7 dic 2010 (UTC)


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