Un assaggio del paradiso
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| Introduzione |
| Fiaba d'altri tempi |
Una volta, in un lontano villaggio ai margini dell’impero, un fabbro e il suo apprendista furono giudicati dal tribunale degli anziani per avere truffato il borgomastro, costruendo una corazza di ferro dolce invece che di robusto acciaio. Il tribunale decretò la loro colpevolezza e che essi sarebbero stati esiliati. Il banditore ne diede pubblica lettura sulla piazza del villaggio.
Alla fine della declamazione del bando, si levò una voce dalla folla: “Ma senza il fabbro e il suo apprendista, chi costruirà per noi le zappe, le vanghe, e tutto ciò di cui abbiamo bisogno?” L’obiezione era fondata e diede origine a un mormorio insistente. Il borgomastro, ravvisando in quell’innocente commento un attacco al suo potere, propose: “Puniamo allora il sarto, tutti i nostri vestiti sono sani e non ne abbiamo bisogno!” Una donna rispose: “E come faremo quando verrà l’inverno? Senza sarto, chi cucirà i nostri cappotti?” “Potremmo condannare il maniscalco, nessuna delle nostre bestie deve essere ferrata!” “E se uno dei cavalli ne avesse bisogno?” “Potremmo mandare via la levatrice, nessuna di voi è incinta!” “E chi farà nascere i bambini?” “Potremmo fare a meno del medico!” “E se stiamo male chi ci curerà?” “Potremmo esiliare il calzolaio!” “E chi riparerà i buchi nelle nostre scarpe?”
Pian piano un’idea si fece strada nella gente, prima sussurrata e poi gridata: “E se esiliassimo il borgomastro e il prete?” “Loro mangiano a nostre spese, non costruiscono strumenti utili, non ci curano, non ferrano le nostre bestie, non cuciono i nostri vestiti, non fanno nascere i nostri bambini, non riparano le nostre scarpe!” Tutta la comunità si trovò d’accordo, e ad essere esiliati furono loro: da allora in poi il villaggio crebbe prospero e felice.
Firma
--Ukobach 12:05, 12 nov 2011 (UTC)

