Un catafottio di palle universali
Da Storiealcubo.
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Un catafottio di palle universali.
È tutto ciò che ha da dire la gente sull’amore mio.
Lei è tutto ciò che mi è rimasto da quando hanno saputo di noi. Ricordo ancora con dolcezza la prima volta che ci siamo incontrati. Ci ha presentati un amico comune, eravamo in un bar, uno di quei classici e squallidi locali di periferia dove si beve per dimenticare ma non si sa più che cosa. Portavo alla bocca una pinta di quel piscio che spacciavano per birra e fumavo una sigaretta. La serata procedeva bene, si parlava di stronzate e si scherzava in compagnia, anche se lei era schiva e taceva. Poi ci spostammo a casa dell’amico e lì mi lasciarono solo con lei, intuendo che eravamo fatti l’uno per l’altra. Mi diede solo un assaggio del paradiso che sta dietro ai suoi occhi. Con un solo gesto mi ha conquistato per sempre.
Ho continuato a frequentarla, siamo diventati più intimi adesso: non abbiamo bisogno della compagnia degli amici per stare insieme. Sto con lei in ogni ritaglio di tempo che riesco a racimolare. È esigente, chiede che io trovi sempre più soldi, del resto non posso portare l’amore mio nelle squallide discoteche di periferia, che se avessero un nome si chiamerebbero Sconfitta. Ma io la perdono per questo: è l’unica cosa che mi faccia stare veramente bene. Il resto del mondo non riesce proprio a capirlo. Diavolo, ma come fanno a vivere senza una ragione per arrivare in fondo a ogni loro respiro?
Per questo amore puro sono stato cacciato da casa mia. Mio padre urlava, mia madre piangeva. Come fanno a non capire che senza di lei non posso stare? Blaterando mi intimano di lasciarla, che mi fa male e io non voglio capirlo. Non rispondo neanche. Raccolgo in uno zaino le mie quattro cose ed esco di casa sbattendo la porta.
Mi sono trasferito dall’amico che ci ha presentati per la prima volta. Sto in una stanza spartana, sporca e puzzolente, ma sto bene, perché lei è con me. E mi ha detto che stasera è arrivato il momento. Finalmente, dopo averla inseguita per un tempo che adesso sembra infinito si concederà a me. Non sai quanto ti ho atteso, mia adorata Overdose.
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--Ukobach 13:58, 22 nov 2010 (UTC)

