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Un giorno di ferie

Da Storiealcubo.


Anche nel mio unico giorno di ferie non riesco a rilassarmi porca puttana, il traffico è sempre li, sempre stressante

anche quando non lavori. Al semaforo sta passando l'uomo in bianco con un cartello per slogan, scritta bianca su sfondo

nero. Il contrasto è forte agli occhi, mi causa un po' di fastidio. Saranno anche i miei problemi di pressione che mi strizzano

gli occhi fuori dalle orbite. Maledetti flussi sanguigni impazziti dentro le mie arterie troppo sottili e intasate più del traffico di

questa città. E' tardi. Faccio sempre tardi. Mi alzo tardi. Arrivo tardi. E si va sempre di fretta, muovendosi in velocità tra

spigoli di letto e ante di armadi. Indosso il maglione come fossi un violinista, l'eleganza è uguale eccetto il suono. Il maglione

emette un leggero pizzico, è di lana, ma di quella buona quella scadente. Punge. Mi innervosisco e per riflesso istintivo il

braccio sbatte contro lo specchio. Scappa un bestemmia. Lo sapevo che non dovevo lasciarti, tu mi compravi sempre capi di

alta moda, non pungevano, accarezzavano dolcemente la pelle lasciandola liscia al tatto. Subito dopo aver pensato la frase

mi ricorda una pubblicità, è proprio vero che la televisione è entrata dentro il cervello. Cazzo siamo nella merda. Parlo come

un rappresentante della Dove o della Neutro Roberts. Il che non sarebbe neanche male in alcuni casi, solo in alcuni ovvio.

Oggi è arrivato pure il mal di gola. E' novembre, l'inverno alle porte e il natale nelle palle. Sono quasi ovunque le luci anche

se mancano più di quaranta giorni. Non lo capisco, ogni anno accorciano i tempi si arriverà ad allestire i primi addobbi a

ferragosto continuando di questo passo. All'improvviso proprio l'altra sera hanno bussato alla porta verso le undici della sera,

ho subito pensato chi poteva essere, solo dopo una frazione di secondo che dall'altezza del mio medio-accettabile metro e

settantacinque non ho visto nessuno ho capito. Due nani che con la loro vocina mi chiedevano cosa preferissi tra un dolcetto

e uno scherzetto. Io non essendo americano ne tanto meno esterofilo non conoscevo a pieno il giochetto ed è ovvio che ho

preferito un dolcetto ad uno scherzetto, tra l'altro non ne conoscevo la natura, dello scherzetto si intende! Credo che siamo

rimasti li impalati per cinque minuti buoni, nessuno dei tre aveva capito bene cosa stesse succedendo. Tutti e tre in attesa di

un dolcetto che tardava ad arrivare. Uno dei tre cede per primo e dice: e allora dove sta questo dolcetto? Così mentre molto

ingenuamente articolo la risposta: quale dolcetto?. Mi arriva una scarica di schiuma da bomboletta in pieno volto, dentro il

colo della camicia, incastrata nei peli della barba, fin dentro le orecchie. Brutti stronzetti del cazzo ho pensato. Ho tentato di

inseguirli ma poi mi sono reso conto che se mi avessero visto andare dietro a due bambini tutto pieno di schiuma non avrei

fatto una gran figura, così tornando sui miei passi sono andato a lavarmi pensando a come sono cambiate maledettamente le

cose, e sottolineo maledettamente. Adesso mi gira un po' la testa, sarà quella cazzo di pressione.


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--Malincomico 18:54, 17 nov 2011 (UTC)


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