Un posto in prima fila
Da Storiealcubo.
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Sono sdraiata in questa strettissima cassa di cartone, ho una delle mie compagne di fianco, ed una sopra, che mi schiaccia per metà. A separarci un sottile strato di cartone.
Non sono spaventata, sono eccitata. So che questo sarà il mio ultimo viaggio, la conclusione di una vita abbastanza noiosa. Nasciamo per questo, per attendere noiosamente l'epilogo della nostra esistenza, e cercare di far si che la nostra dipartita abbia consolato, rallegrato o anche solo deliziato qualcun altro.
Lo so. Detta così sembriamo delle piccole suore missionarie votate al martirio ed alla santità.
Siete fuori strada, io sono una bottiglia, una bottiglia di vino.
Non vi dirò il mio nome per non mancare di cortesia nei confronti delle altre che sono chiuse come me in questa scatola da sei. Sappiate che sono una buona bottiglia di vino, chiamatemi K se proprio volete.
Come dicevo la vita di noi bottiglie è abbastanza triste e noiosa, una volta nate veniamo posate in qualche angolo buio e dimenticate fino al giorno del grande viaggio verso l'enoteca.
Lì il proprietario ci guarda una ad una, ci ispeziona in controluce, ci carezza. E' un bel momento, poi però ci mette tutte incolonnate in uno scaffale, in fila indiana. Durante tutta l'operazione speri sempre che sia tuo il posto più ambito.
Il posto in prima fila.
Soltanto una, la prima appunto, vede e sente quello che succede in enoteca. Sentire non è proprio la parola giusta.
Quel tappo è una cosa orribile, tutti i suoni arrivano ovattati, non sentiamo odori ed il vetro scuro della bottiglia ci proteggerà anche dai danni della luce, ma vi assicuro, non fa vedere quasi nulla, specie nella perenne penombra di un'enoteca.
Sullo scaffale, nelle retrovie, è tutto un chiacchierare, un continuo passaparola dei racconti fatti dalla bottiglia davanti, quella sulla balconata.
Poi conosci le bottiglie delle altre marche quelle più blasonate, le più richieste da chi vuole andare sul sicuro, sono quelle che vanno via più in fretta, hanno vita breve loro.
Poi ci sono quelle che noi compagne chiamiamo le "siliconate", sono quelle con il tappo di silicone e non di sughero come il nostro. Stanno lì in bella mostra a vantarsi del fatto che loro mai e poi mai sapranno "di tappo", che è scientificamente impossibile, che sono quindi di una specie superiore, perché nessuna di loro potrà mai essere gettata nel lavandino, o usata "per cucinare".
Certo finire nel lavandino o in un soffritto di carote e cipolle è una cosa orribile, ed effettivamente nessuna di loro saprà mai di tappo, però sono veramente insopportabili nella loro altezzosità.
Un giorno, dopo un'interminabile attesa era finalmente venuto il mio turno alla balconata, dopo un paio d'ore che ero li a godermi il panorama, una delle siliconate di fianco è scivolata di mano al padrone, si è frantumata proprio li ai miei piedi, fu una scena raccapricciante. Superato lo shock iniziale però ho avuto un fremito di piacere, non l'ho mai detto a nessuno ed un po me ne vergogno. Ma solo un po.
Dalla balconata vedi un sacco di cose interessanti, conosci il mondo, io per esempio ho imparato come sono nata. Proprio sotto di me c'era un signore stempiato, lo chiamavano Don Vito, stava parlando lascivamente con una donna bionda tutta curve, minigonna e tacchi a spillo. Gli spiegava come nasce una bottiglia di vino e per farlo usava come metafora la riproduzione di voi umani.
Parlava di acini come spermatozoi, di vasche di decantazione come uteri e di imbottigliamento come parto, per me fu istruttivo ed anche la bionda vaporosa sembrava apprezzare la metafora sessuale perché spesso si leccava le labbra come a voler pregustare il sapore del buon vino descritto dall'uomo, o almeno credo si trattasse di quello..
Poi è arrivato il mio turno di essere venduta, siamo nel periodo di pasqua, molte di noi vengono vendute in questi giorni. E adesso eccomi qua ad aspettare che venga il mio turno, che venga estratta dalla scatola per compiere il mio destino per regalare qualche attimo di gioia e delizia a chi mi vorrà con se.
Alcune delle mie compagne sono già andate, anche quella sopra di me. Tra un po' sarà il mio turno, avrò anch'io il mio posto in prima fila, che emozione, speriamo che il tappo non abbia fatto brutti scherzi, sarebbe veramente una cosa imbarazzante.
Ecco ci siamo, sono a tavola, mi stappano.
Che meraviglia! Voi non potete capire il senso di liberazione che si prova quando ti levano il tappo, aria fresca entra ad ossigenarti, senti tutti i rumori, percepisci gli odori e cosa ben più importante, percepisci gli stadi d'animo di chi ti sta intorno. Hanno bevuto le mie compagne, è come se fossi collegata con i loro spiriti posso sentire cosa pensano, cosa provano, e quando mi berranno, per qualche minuto potrò pilotarne le emozioni, suggerirne le azioni, è una cosa meravigliosa.
Prima di tutto guardiamoci intorno.
Sono in campagna su di una tavola molto lunga, intorno a me ci sono formaggi, salame, resti di anelletti al forno e delle grandi teglie rettangolari con pezzi di carne, patate e cipolle, tutto ha un odore molto gradevole.
Qualcuno mi versa in un bicchiere, finalmente posso vedere bene chi mi sta intorno. C'è un signore con barba e occhiali, a capotavola, con accanto una porzione di formaggio. Chiaccherando amabilmente con gli altri stacca dei piccoli pezzi di formaggio per portarli alla bocca nascosta tra la barba ed i baffi. Ci sono due bambini che giocano vicino il tavolo, due ragazzi che rispondono a i nomi di Saverio e Valeria, c'è il padre di Valeria, Umberto, sua moglie Giuditta e poi una bella e formosa donna dai lunghi capelli neri. Si chiama Gianna, ma a volte Umberto la chiama scherzosamente La giunonica Gianna.
In un angolo in disparte c'è anche Pietro un ragazzo di circa 25 anni dallo sguardo molto triste.
Grazie agli spiriti delle mie compagne dopo una decina di minuti ho tutto chiaro.
La Giunonica Gianna è una donna piena d'amore, ma nessun uomo riesce a vedere oltre le sue abbondanti curve, neanche Umberto, che sta immaginando acrobatiche oscenità con Gianna da quando hanno iniziato a pranzare.
La moglie di Umberto si sente molto trascurata e soffre dei segni che il tempo le continua a lasciare sul viso.
I due bambini sono i nipotini del signore con la barba che si chiama Aurelio Artuzzi e pare sia un professore di scuola in pensione. E' rimasto vedovo, e la sua infinita biblioteca lo aiuta a combattere la solitudine in attesa di potersi ricongiungere con il defunto amore.
Saverio è perdutamente innamorato di Valeria, ma è troppo timido ed impacciato per potersi dichiarare. Valeria sa di essere oggetto del desiderio di Saverio ma non vuole certo essere lei a fare la prima mossa.
Pietro invece è molto triste, da soli due mesi la sua mamma è morta di cancro e lui non riesce a capire come si possa uscire da quello stato d'animo in cui si trova, un misto di sconforto e immensa solitudine.
Vorrei tanto aiutare quel ragazzo con i miei poteri, ma sono solo una bottiglia di vino, certi dolori sono troppo grandi per me, soltanto il tempo, che è infinito, allevia certe ferite.
Però posso agire sugli altri, magari movimentando le cose al tavolo riuscirò a distrarre Pietro per un po', magari riuscirà a farsi contagiare dal buon umore.
Voglio proprio provarci.
Per fortuna la carne è molto pepata, e tutti bevono almeno un sorso di me.
Ho il controllo della tavolata!
Rendo Umberto più sfacciato nei confronti della Giunonica Gianna, e la moglie Giuditta molto più sospettosa, dopo un po' Umberto si prende calci sotto il tavolo da Gianna, visibilmente incazzata per le avances ricevute, ed una serie di pugni al fianco dalla moglie Giuditta. E' costretto ad alzarsi con una scusa e chiudersi in bagno per una mezz'oretta, giusto il tempo di far sbollire gli animi.
Bene, adesso la figlia Valeria non è più sotto l'oppressivo controllo del padre. Si rilassa.
Ovviamente anch'io ho fatto la mia parte e adesso Saverio è molto più coraggioso, le prende una mano sotto il tavolo e le sussurra frasi gentili ed anche un po' ardite all'orecchio. Lei sorride divertita e struscia il ginocchio sulla coscia di lui.
Il professor Artuzzi si è alzato ed intrattiene i ragazzi raccontando loro delle storie che ha letto qualche giorno fa su
Quando Umberto era sotto fuoco incrociato delle due donne, a Pietro è scappato un sorriso, e quando poi ha visto tutto quel trambusto sotto il tavolo tra Saverio e Valeria si è proprio messo a ridere.
Evviva! Missione compiuta.
Adesso il pranzo è finito. Le donne stanno pulendo i piatti in cucina. Io sto su un mobile nel corridoio, con ancora un po' di me sul fondo.
Aurelio ed i bimbi sono ancora fuori con le loro storie, Pietro è andato a farsi una passeggiata per le campagne nel tentativo di riappacificarsi con il mondo.
Umberto russa sonoramente davanti la TV.
E Saverio e Valeria?
Non li vedo, dove sono?
Mi concentro, posso sentire i loro cuori battere all'impazzata, all'unisono, posso sentire il calore delle loro guance e vedere il rossore dei loro volti. Si stano baciando, si stanno palpando, sono decisamente lanciati verso qualcosa di più intenso, sembrano proprio felici. Speriamo che nessuno li interrompa.
Ecco Gianna, mi prende, mi guarda in controluce, toglie il tappo e mi beve fino all'ultimo goccio. Mentre scorro dentro di lei, sento quanto amore c'è in questa donna, e quanta solitudine.
Povera donna, vive lo stesso destino di una bottiglia pur essendo molto di più. Spero proprio che trovi un giorno qualcuno in grado di renderla felice.
Adesso il mio tempo è proprio scaduto. Sono molto contenta. Ho vissuto molto più a lungo e molto più intensamente delle mie compagne.
Sono stata fortunata. E sono stati fortunati tutti loro ad avermi conosciuta.
Ciao.
| Note |
Musica (CC-BY-NC-SA)
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Firma
--Pigi 20:49, 12 apr 2010 (UTC)

