Una domenica con i vicini
Da Storiealcubo.
__Sei nel letto tra il sonno e la veglia. La notte scorsa, come tante altre ancora, hai fatto tardi bevendo al pub con gli amici ma non ti curi della cosa; è domenica quindi potrai stare a letto finché non ne avrai abbastanza.
Sei un single quasi quarantenne, per nulla credente e orientato verso un cinismo assoluto, in altre parole nessun obbligo sociale, morale o familiare da assolvere in questo sacro giorno dedicato al nulla fare. Dedicato solo a te stesso.
Sai già cosa prevede la tua giornata: una lunga colazione, musica, qualche ora davanti al pc, un paio di capitoli del libro nuovo da leggere e qualche pagina della tua ricerca da scrivere, almeno fino alle diciotto, ora in cui raggiungerai i tuoi amici per un caffè o un aperitivo. Una più che degna conclusione per il fine settimana ormai trascorso. La luce che filtra tra le tende fa intendere che il sole è già alto, è ora di iniziare la giornata. Ti muovi lentamente, ancora immerso nel torpore di una notte troppo breve, inizi a preparare il caffè, metti delle fette di pane a tostare, accendi il portatile e la radio, tutti movimenti fatti automaticamente. Serve a riconnetterti col mondo esterno. Alla radio suonano “TNT” degli AC/DC, tu muovi la testa seguendo il ritmo della canzone e accenni pigramente qualche passo di ballo.
Fuori, clacson strombazzanti intonano una specie di coro. Intasano la strada sotto casa per comprare i dolci e hanno tutti molta fretta, sarà già ora di pranzo. Ah.. oggi c'è pure il calcio.
Già, oggi è la giornata dello sport nazionale, quindi tutti devono essere pronti a gioire o imprecare contro questa o quella squadra: che schifo!
In lontananza il tuo orecchio percepisce un suono familiare, è il ronzio dell’ascensore. Ti chiedi se fermerà al tuo piano, ma ancora prima che il pensiero sia completamente formulato, lo senti.
Ecco quello scricchiolio, è la porta dell’ascensore che si spalanca vomitando fuori una quantità imprecisata di persone. Un brivido ti percorre la schiena, già sai che quella parziale quiete che ti ha fin qui accompagnato, presto sarà solo un dolce ricordo.
Sono arrivati i tuoi vicini. Un qualche tipo di gruppo tribale con usi e costumi molto simili alle tribù della Papua Nuova Guinea dei primi del '900.
Rumorosi, litigiosi ed invadenti, sono solo alcune delle loro principali peculiarità. Da qualche mese si sono trasferiti nell'appartamento di fronte il tuo, ma essendo in troppi per stare in un bilocale, hanno esteso il loro dominio ben oltre le mura domestiche, colonizzando infine lo spazio comune ai due appartamenti. Praticamente è come essere un loro ospite, quando esci di casa sei nel loro soggiorno.
Pochi istanti dopo essere arrivati a casa, avviano delle fitte conversazioni emettendo degli strani versi, e dei suoni gutturali.
Le donne d'altro canto preferiscono esprimersi urlando frasi per lo più composte da ampie vocali allungate il più possibile, almeno finché il fiato non finisce e l'ultima vocale non si estingue lentamente. Alzi il volume della radio nella speranza di non dover condividere ogni particolare delle loro questioni familiari, ma con poco successo.
Sono rientrati da pochi minuti e stanno già producendo una quantità di rumori assortiti che non riesci a sentire più i tuoi pensieri.
Senti il sangue pulsare nelle tempie, il battito cardiaco farsi più rapido, qualcosa sbatte sulla porta di casa, forse quel mostro obeso del figlio quindicenne sta usando la tua porta di casa come il bersaglio per la sua palla. Il padre urla qualcosa, ma il battere sulla porta non cessa. Allora distingui chiaramente il rumore di una sedia che viene sbattuta con forza, speri si sia rotta sulla testa del mostro, l'urlo delle donne di casa sembrerebbe confermare la tua speranzosa ipotesi, ma ti sei sbagliato, il mostro è vivo e lo manifesta con veemenza attraverso un rutto, che suscita ilarità nel padre, di cui riconosci il latrare della risata.
I clacson hanno raggiunto un'intensità mai sentita prima, una delle donne è stata allontanata dalla tana e urlante, in lacrime, batte i pugni sulla porta di casa.
Alla radio Marilyn Manson con “The beautiful People” urla:
“...if you live with apes-man, it's hard to be clean there's no time to discriminate, hate every motherfucker that's in your way..”
(...se vivi con gli uomini-scimmia, è difficile restare pulito
non è tempo di fare discriminazioni, odi ogni figlio di puttana, è nel tuo modo di essere..)
Ecco allora che un'immagine ben precisa si fa largo tra i tuoi pensieri esausti.
E' la mazza da baseball in alluminio che ti ha portato tuo cugino dall'America.
E' l'accetta ben affilata che usi quando vai in campagna.
In un attimo è tutto chiaro nella tua testa, hai una missione da compiere.
Immagini di gente festosa, applausi, sorrisi e pacche sulle spalle. Sei un benefattore, il futuro patrono della quiete urbana. Ti vedi già eletto come consigliere comunale, forse sindaco.
___Ti devi preparare per bene, hai poco tempo. Nastro adesivo e sacchetti di plastica per coprire scarpe e vestiti, casco ben allacciato e visiera abbassata proteggeranno il viso da eventuali schizzi, infine i guanti da cucina per le mani. Sei pronto. Apri la porta di scatto, sei un guerriero, un arma della civiltà moderna contro l'insorgere della barbarie. Davanti a te una giovane donna con il trucco che cola per le lacrime versate, sta farfugliando qualcosa al cellulare. Ti vede e rimane a bocca aperta. Con un gesto rapido della mano sinistra le togli il telefono dalle mani interrompendo la conversazione e contemporaneamente la colpisci in piena faccia con la mazza. Il naso sembra esplodere in una miriade di schizzi di sangue, la colpisci di nuovo, così, per essere sicuri. Hai un attimo di esitazione, potrebbero averti sentito, ma il livello delle urla provenienti dall'appartamento dei cari vicini non accenna a diminuire, ottimo. Suoni alla porta con una certa insistenza, come usano fare loro. Lo sai perché li senti più volte al giorno ogni volta che sei a casa. Le urla non accennano a placarsi, si apre la porta, è il mostro obeso. Dai un rapido sguardo dentro, devi rapidamente individuare quali siano i soggetti più pericolosi, quelli da sistemare per primi. Colpisci il paffuto obbrobrio alla testa con l'accetta, rimani colpito da quanto sia stato facile, immaginavi avresti incontrato più resistenza, il corpo esanime cade a terra con l'accetta ancora conficcata, appoggi un piede sul petto e fai leva per estrarla, un inaspettato spruzzare di sangue t'imbratta la visiera, che pulisci rapidamente con il dorso della mano con la quale impugni la mazza. Una delle donne, la più anziana, inizia ad urlare come la sirena di una fabbrica che segna la fine del turno. Con un piede chiudi dietro di te la porta e con un balzo raggiungi il resto del gruppo. Hai contato tre persone, il mostro è a terra ed ha cominciato a tremare in preda a spasmi, colpisci la vecchia in bocca con la punta della mazza, senti distintamente il suono dei denti che si frantumano. Spingi la mazza ancora un po' in profondità e vedi la mascella disarticolarsi, vuoi essere sicuro che non possa più urlare. Lasci la mazza nella bocca della vecchia che siede a terra priva di sensi.
A sinistra, in piedi davanti il divanetto color limone, c'è una donna di circa quarant'anni paralizzata dall'orrore, ha la bocca spalancata ma non emette alcun suono, ti avvicini a lei quando sulla destra si apre la porta del bagno e ancora con i pantaloni aperti esce un uomo. Il capotribù.
E' basso e tarchiato, indossa una maglietta bianca piuttosto aderente che ne evidenzia la pinguedine, rendendolo una figura più che altro grottesca. Gli occhiali dalle lenti spesse gli danno inoltre un'aria ancora più stupida. Afferri per il collo la donna e la spingi con tutta la forza che hai verso l'uomo, che perde l'equilibrio e cade sbattendo la testa sul mobiletto azzurrino del bagno. La donna inizia a frignare, ma tu le fai cenno di stare zitta col dito e con tua enorme sorpresa lei ubbidisce. Ti rendi conto che c'è un silenzio surreale, adeguato alla giornata che volevi passare a casa.
A questo punto pensi che potresti anche interrompere la tua azione di civilizzazione, ma ti rendi anche conto che se li lasci in vita, riprenderanno a riprodursi e in poco tempo torneranno a colonizzare il palazzo e il quartiere, addirittura tutta la città.
___Mentre pensieri e visioni di caos e devastazione animano la tua mente, non ti accorgi che la porta dietro di te è stata sfondata lasciando entrare due agenti di polizia con le pistole in pugno. Quando li vedi ti senti sollevato, in effetti un po' d'aiuto non ti dispiace affatto, tutto quel sangue da pulire, sai che strazio. Ti alzi di scatto e ti dirigi verso di loro per accoglierli, ma inaspettatamente questi tuoi colleghi non si mostrano affatto socievoli con te e piazzano qualche pallottola qui e la per il corpo.
Senti come tanti piccoli pugni entrare con forza nelle tua budella, cadi a terra ma avendo il casco ti senti sereno, sai che non ti farai male.
La vista si annebbia. Non capisci perché abbiano reagito in questo modo, ma sei sicuro che tutto si chiarirà. Senti un ronzio nelle orecchie, senti gli applausi dei vicini, vedi il sindaco che ti offre una medaglia.
Chi lo avrebbe mai detto che avresti passato la domenica con i vicini?
| Note |
| Ogni riferimento a fatti e persone esistenti è puramente casuale. Inoltre non posseggo una mazza da baseball, né un'accetta |
Firma
--Willy M. Scaccia 15:33, 25 ott 2010 (UTC)

